STOP ALLA CAVA MORGANELLA
- firma oraSalvaguardiamo il nostro territorio! No allo sprofondamento della Cava Morganella, la più profonda della Regione!
Oltre 300.000 metri quadrati di area, profonda 65 metri sul piano campagna e 20 anni di nuova attività di cava rappresenta la minaccia più grave per il nostro territorio degli ultimi anni e l'eredità più pesante che lasciamo alle future generazioni.
Non solo si ferisce un territorio antropologicamente delicato, ma vi è il potenziale pericolo di compromettere, oltre alle risorgive, un bene inalienabile come l'acqua.
Una ferita che rimarrà, se non si blocca la firma della convenzione tra Amministrazione di Ponzano e cavatori, una minaccia costante e perenne al delicato equilibrio ambientale del nostro territorio.
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informazioni
2010-01-08 06:25:22Aggiunta il:
2 anni fa
ponzanoconniero Da:
Verde e Ambiente In:
Destinatario petizione:
Comune Ponzano Veneto, Regione Veneto
tags
cava, cavatori, inquinamento, morganella, paese, ponzano, treviso, veneto
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La ragione Idrogeologica e la responsabilità dell’amministratore pubblico.
L’attuale legge 44/82 vieta espressamente di poter scavare sotto falda. La ragione del legislatore era dettata dalla prudenziale previsione che l’attività di Cava non dovesse arrecare danno alle falde acquifere e al sistema idrogeologico che alimenta i sistemi idrici potabili (pozzi piezometrici) pubblici e privati di approvvigionamento a valle delle attività di Cava (nel nostro caso da Treviso al mare).
La stessa nuova normativa, approvata dalla Giunta Regionale del Veneto, che deve però ancora approdare alla salvaguardia del Consiglio Regionale, che riconsidera la possibilità di attività sotto falda, la condiziona a una serie di previsioni di tutela e comunque esclude che essa si possa fare in zone sensibili. Infatti, la Cava Morganella viene indicata in cartografia dalla Regione Veneto come area sensibile è esclusa quindi dall’ipotesi di un nuovo sprofondamento.
Il senso di tale decisione, pure riconsiderando l’attività sottofalda da parte della Giunta Regionale, e di mettere a riparo le fonti idriche a valle di Ponzano Veneto, anche in ragione del confinamento con più discariche che insistono a ridosso della falda scoperta. Sono queste le ragioni di ordine idrogeologico che hanno spinto da oltre vent’anni tutte le amministrazioni comunali di Ponzano Veneto a opporsi alla continuazione dell’attività di Cava. Assumendosi in proprio una responsabilità idrogeologica che andava oltre il proprio territorio e tesa a salvaguardare il Sistema Idrico Potabile in uso alle popolazioni a sud della Cava.
La stessa provincia di Treviso un anno fa, con il voto dello stesso attuale Sindaco Granello, si esprimeva con voto a larga maggioranza se non unanime, contro qualsiasi progetto di sprofondamento, adducendo le stesse ragioni idrogeologiche.
Il danno ambientale per Ponzano Veneto.
La convenzione che l’attuale amministrazione Granello sta firmando con i proprietari delle cave (Biasuzzi, Calcestruzzi e Superbeton) prevede di ricavare, dallo sprofondamento della cava a quota 65 metri sotto il piano campagna individuato, circa 8.000.000 di metri cubi di materiale inerte, sforando in aumento le stesse previsioni del fabbisogno individuate dalla regione.
Quest’attività in quindici anni produce un movimento di materiale che originerà ogni giorno 100 camion in andata e ritorno dal sito. Questi camion con le attuali strutture viarie, anche in considerazione che il comune di Paese manifesta l’intenzione di vietare il transito nel suo territorio, si riverseranno per 15 anni sul cuore urbano del Comune di Ponzano Veneto. Incidendo in modo pesante sul suo equilibrio urbano in termini di rumore, di qualità dell’aria, di potenziale pericolo viabilistico, di usura delle strutture urbane. Trasformando il centro del comune in luogo di transito per tali trasporti.
L’altro danno per Ponzano Veneto, previsto in convenzione, e che le aziende dedite all’attività di Cava, dopo aver scavato per 65 metri in profondità (più dell’altezza della torre di Pisa) e per un’estensione di oltre 300.000 metri quadrati quasi 10 volte il Duomo di Milano, vengono esonerate dal comune per quanto riguarda il ripristino ambientale e paesaggistico e la perenne salvaguardia ambientale del sito che la legge impone. Portando così a carico dell’amministrazione comunale, l’onere del ripristino possibile del sito e della stessa vigilanza, liberando quindi le imprese private e trasferendo al comune, la responsabilità di salvaguardare il sito da ogni inquinamento della falda.
Se si considera poi che la convenzione preveda che sul sito si insedi una produzione di energia che per il 60 % avviene con oli combustibili e per il 40% su energia solare (questa ultima però non è oggi certa al 100%) si contravviene deliberatamente dalle stesse previsioni urbanistiche che indicavano per il sito una vocazione a sport e tempo libero, così facendo si potenzia invece il pericolo di inquinamento delle falde emerse dopo l’attività di cava.
I paventati benefici economici per Ponzano Veneto.
Il motivo principale che ha spinto l’amministrazione Granello è stato, in maniera dichiarata, la lusinga di vedere nelle casse del comune una certa quantità di denaro. Su quest’aspetto poi oggi la fantasia più che la realtà si sta sbizzarrendo. Chi immagina 20.000.000 di € per il comune, chi addirittura e arrivato a formulare l’ipotesi di 50.000.000 di € e sogna a buon diritto di costruire con le entrate, case di riposo, chi piste ciclabili, chi addirittura ipotizza con l’energia prodotta di dare oltre all’autosufficienza energetica dei siti comunali acqua calda a tutti.
La realtà e meno generosa, dell’1,38 € al metro cubo per 8.000.000 di metri previsti in convenzione in20 anni, bisogna cominciare a dire che una parte deve andare a finanziare gli impianti per la produzione di energia, come sopra indicato. Che gli stessi impianti ipotizzati hanno bisogno di considerare il loro ammortamento. E facile prevedere che dopo 20 anni essi debbano essere rinnovati, senza però a quel punto l’aiuto dei privati che se ne saranno già andati via. Quindi, con le esclusive risorse comunali. Consideriamo poi l’usura sul territorio e il costo del suo ripristino dovuto agli effetti dell’attività, oltre al danno ambientale, ed in fine al costo di un minimo di ripristino, di manutenzione e di tutela del sito dal rischio inquinamento.
Se consideriamo il costo di tutto, mentre non è ancora stato contabilizzato il valore dell’energia prodotta al netto del costo d’impianto, scopriamo che non sono stati così generosi come qualcuno ipotizza. Dal punto di vista economico il vero affare l’hanno fatto loro e non il comune, al quale e bene consiliare di fare risparmio per quel povero “Sindaco” che dovrà poi gestire oltre che le responsabilità anche le attività post cavatori.
Claudio Niero