DIFENDIAMO IL NOSTRO MARE FERMIAMO LE PIATTAFORME PETROLIFERE IN PUGLIA
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2010-02-02 23:03:21Aggiunta il:
7 mesi fa
MAREVIVO BARI Da:
Verde e Ambiente In:
Destinatario petizione :
MINISTERO DELL'AMBIENTE;ASSESSORATO ALL?ECOLOGIA REGIONE PUGLIA
Sostenitori ufficiali della petizione :
ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE; ASSOCIAZIONI CULTURALI; ASSOCIAZIONI SUBACQUEE ; DIVING; SUB; AMANTI DEL MARE CITTADINI TUTTI
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IN PUGLIA , a partire dall' AREA MARINA PROTETTA delle ISOLE TREMITI passando per gli oltre quattrocento Kilometri di costa fin ad arrivare alla bellissima Gallipoli e Porto Cesareo stanno per nascere bellissime piattaforme petroliferee tutti noi denunciamo forti rischi per l’ambiente in un territorio già compromesso.
Northern Petroleum, Petroceltic irlandese, Eni, Nautical Petroleum della Transunion Italia e Shell. Sono le multinazionali del petrolio che si preparano a trasformare il basso Mar Adriatico in un enorme campo petrolifero. Sono infatti diciannove le richieste di indagini sottomarine (tecnicamente “prospezioni sismiche”) inviate al ministero dell’Ambiente per cercare giacimenti di oro nero nei fondali.
La questione è approdata anche in Parlamento grazie a un’interrogazione del deputato dell’Idv Pierfelice Zazzera, illustrata nella seduta di giovedì scorso: tema ripreso anche da un’interrogazione di Adriana Poli Bortone (Io Sud). Dietro le oscure sigle «d149 Dr-Np», D60, D61, D65, D66, si celano infatti le richieste d’indagine relative ad un’area marina vastissima, al largo della costa pugliese a 25 km a est di Monopoli.
Le “cellule” D71 e D72 si trovano proprio di fronte ad una delle parti più belle della Puglia, non lontane dal gioiello delle isole Tremiti. «L’istanza di valutazione di impatto ambientale della Northern petroleum, presentata il 10 settembre 2006», ha risposto in Aula Giuseppe Pizza, sottosegretario all’Istruzione (!), «è stata sottoposta all’esame del Comitato tecnico per gli idrocarburi e la geotermia, che ha dato parere favorevole, e poi a quello del ministero dell’Ambiente. La comunicazione del conseguente avvio del procedimento è stata comunicata alle amministrazioni interessate, tra cui la Regione Puglia, con nota del 29 dicembre 2008, con cui si invitavano le amministrazioni interessate a rendere i propri pareri entro precisi termini.
Non essendo pervenuto il parere della Regione, nonostante fossero trascorsi oltre dodici mesi dalla presentazione dell’istanza, si è ritenuto di non poter più procrastinare l’espressione del parere di compatibilità ambientale e si è provveduto, con decreto n. 2009/1349, del 15 ottobre 2009, a formalizzare le proprie decisioni, rendendo parere favorevole». In sé, un intervento che non autorizza alcuna installazione di piattaforme petrolifere che, in caso, saranno sottoposte ad una nuova Valutazione di impatto ambientale».
Ma il pericolo incombe. E, intanto, le indagini sui fondali non sono affatto un’attività priva di impatto sull’ambiente: gli strumenti utilizzati, gli air gun (che “sparano” potenti getti d’aria) sono infatti ufficialmente annoverati tra le forme riconosciute di inquinamento dalla proposta di Direttiva n. 2006/16976 recante gli indirizzi della Strategia comunitaria per la difesa del mare. In più, gli studi del The Norwegian institute of marine research hanno messo in evidenza una diminuzione delle catture di pescato fino all’80% in un’area distante fino a 8 miglia dalla sorgente durante l’utilizzo di air gun.
Una storia, peraltro, in cui s’intrecciano strani silenzi, improvvise efficienze, pubblicità agli atti fornita su giornali locali a bassa tiratura e diffusi solo nel milanese, mancanza di coinvolgimento delle amministrazioni locali. Le ricerche sottomarine di questi mesi appaiono, dunque, la premessa di una calata in forze per mungere il giacimento custodito sotto il fondale dell’Adriatico, con ulteriori e pericolose ricadute in termini di inquinamento in una regione già fortemente compromessa. L’Adriatico, infatti, è il mare più inquinato al mondo di idrocarburi, per il 10% causato da piattaforme estrattive. Nella sola Taranto viene emesso nell’aria il 92% di diossina e furani prodotti in Italia, senza dimenticare il mostro industriale dell’Ilva.
A Brindisi c’è la centrale Enel; non mancano un rigassificatore, raffinerie, centrali a biomassa, inceneritori, centrali turbogas, discariche. A Monopoli stanno costruendo un oleodotto in un’area naturale e una raffineria in pieno centro. Come se non bastasse, la Puglia è anche in pole position per ospitare una centrale nucleare. E ora si fa spazio anche il tentativo di trasformare l’Adriatico nel Kuwait europeo mentre avrebbe bisogno, innanzitutto, di una poderosa opera di bonifica ambientale. Prospettiva che un megagiacimento marino di petrolio non aiuterebbe certo ad avviare.
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